A volte un progetto nasce dopo mesi di telefonate, riunioni e pianificazione. Altre volte comincia quasi per caso, durante una conversazione.
È successo così con il videoclip “Non vi deluderò” di Silvia Mezzanotte feat. Ermes Russo, per il quale ho curato soggetto, sceneggiatura e regia.
Un giorno ho incontrato casualmente Ermes Russo e, parlando del più e del meno, mi ha detto:
“Dovremmo girare il video del mio ultimo brano.”
Gli ho chiesto subito di farmelo ascoltare.
È partita la musica. Ho finito il primo ascolto e la mia risposta è stata praticamente immediata:
“Wow. Quando iniziamo le riprese?”
Solo dopo avrei scoperto che trovare una risposta a quella domanda sarebbe stato leggermente più complicato.
Prima delle immagini viene l’ascolto
Il problema principale era il tempo.
Silvia Mezzanotte voleva pubblicare il videoclip entro la fine di giugno e, proprio in quel periodo, il mio calendario era praticamente pieno. Tra il Taormina Film Fest, le riprese di una puntata di Green Tour per SKY e altri lavori aziendali, trovare diversi giorni consecutivi da dedicare al progetto sembrava quasi impossibile.
Così ho detto a Ermes e Riccardo Russo:
“Fatemi scrivere prima un piccolo soggetto e poi parliamo delle date.”
Qualche giorno dopo ero a Taormina. Durante un pomeriggio un po’ più libero mi sono messo le cuffie e ho iniziato ad ascoltare il brano.
Una volta.
Due.
Dieci.
Probabilmente una trentina di volte.
Quando lavoro a un videoclip cerco di arrivare a quel momento in cui smetto quasi di ascoltare la canzone e comincio a vederla.
A un certo punto sono arrivate le prime immagini.
C’eravamo.
Ho acceso il computer e ho iniziato a scrivere.
La prima cosa che avevo in mente: la location
Prima ancora di completare il soggetto, però, avevo già una certezza: sapevo esattamente che tipo di spazio volevo per il playback di Silvia Mezzanotte ed Ermes Russo.
Una stanza molto grande, possibilmente quasi vuota, con soffitti alti e soprattutto grandi finestre, perché volevo costruire artificialmente una luce che sembrasse provenire dall’esterno.
Io ero ancora fuori per lavoro, quindi ho iniziato a cercare location a distanza mentre Riccardo Russo ha cominciato a girare di persona e a chiedere disponibilità.
Ne abbiamo viste parecchie.
Alcune erano troppo piccole.
Altre non venivano affittate.
Altre ancora erano semplicemente fuori budget.
Finché Riccardo mi ha mandato una fotografia accompagnata da una domanda:
“Questa potrebbe andare?”
Era esattamente quello che stavo cercando.
O quasi.
Perché adesso bisognava trasformarla.
Dal soggetto alle reference visive
Ho terminato così la scrittura del videoclip: poche pagine, ma molto precise.
Oltre al soggetto ho inserito alcune reference visive create con l’intelligenza artificiale, una palette cromatica, indicazioni sull’atmosfera e una prima idea della struttura di montaggio.
Ho mandato tutto a Silvia Mezzanotte, Riccardo Russo ed Ermes Russo.
La proposta è piaciuta subito.
A quel punto è partita la seconda fase della produzione: prendere una stanza vuota e darle un’identità.
La lista che ho mandato a Riccardo cominciava a diventare abbastanza particolare:
cuscini, tappeti, tende, incenso, piante, candele e soprattutto pampas.
Molte pampas.
Le pampas, in realtà, meritano una storia a parte.
Le riprese sott’acqua e un piccolo errore di valutazione
Nel frattempo ero tornato a Mazara del Vallo e abbiamo iniziato a girare alcune delle scene narrative con MD Al Kador, il ragazzo bengalese protagonista della storia.
Al Kador aveva 17 anni ed era ospite di una comunità nell’ambito del progetto di accoglienza SAI MSNA del Comune di Mazara del Vallo. La sua esperienza, insieme a quella di altri ragazzi arrivati in Italia dopo viaggi difficilissimi, aveva contribuito anche a ispirare il progetto musicale.
Una delle immagini che avevo scritto prevedeva Al Kador sott’acqua.
Abbiamo fissato il giorno, siamo andati al mare, abbiamo affittato un pedalò e siamo partiti.
Sulla carta sembrava semplice.
Nella realtà un po’ meno.
Per ottenere l’inquadratura dovevo scendere con la camera a circa due metri e mezzo di profondità. Il problema è che non sono esattamente un campione di apnea.
Per riuscire a scendere dovevo espellere buona parte dell’aria dai polmoni e questo significava avere circa 10-12 secondi per raggiungere la posizione, trovare l’inquadratura, girare e tornare in superficie.
Dopo una serie di tentativi siamo comunque riusciti a portare a casa la scena.
Nota mentale per il prossimo videoclip sott’acqua: portare dei pesi da sub.

100 candele. La prossima volta 200
Qualche giorno dopo io e Riccardo abbiamo fatto un altro giro per recuperare gli ultimi elementi della scenografia.
Tra questi abbiamo comprato circa 100 piccole candele.
Sembravano tantissime.
Una volta posizionate nella location sembravano molte meno.
Quindi altra nota mentale: la prossima volta 200.

Il giorno prima delle riprese del playback ci siamo dedicati completamente alla preparazione della stanza.
E qui arriviamo alle famose pampas.
Prima di andare in location siamo passati da un fioraio e ne abbiamo trovate soltanto due.
Secondo fioraio: niente.
Terzo fioraio: altre tre. Ci hanno spiegato che potevano averne altre in magazzino, ma il prezzo iniziava a diventare decisamente meno interessante.
Siamo quindi partiti con le nostre cinque pampas.
Durante il tragitto, però, io e Riccardo abbiamo visto dalla macchina un campo pieno delle infiorescenze delle comuni canne.
Non erano esattamente quelle che avevo immaginato: erano meno folte, più scure e più selvatiche.
Ma funzionavano.
Ne abbiamo raccolte probabilmente una trentina.
Una volta pulite e sistemate nella scenografia, visivamente facevano esattamente quello che serviva.
Un paio di giorni dopo io e Riccardo ci siamo ritrovati entrambi con una bella reazione allergica.
Quindi correggo il consiglio precedente:
non fatelo. Compratele dal fioraio.
Costruire la luce del playback
Con la scenografia pronta siamo passati all’illuminazione.
L’idea prevedeva Silvia Mezzanotte ed Ermes Russo seduti a terra, schiena contro schiena, al centro di questo ambiente sospeso tra elementi mediterranei ed evocazioni più esotiche.
Per creare la sensazione di una forte luce naturale proveniente dalle finestre ho posizionato esternamente due Nanlite FC-720B, utilizzandoli per costruire la principale sorgente di luce della scena.
All’interno ho utilizzato due Zhiyun MOLUS G200 per modellare maggiormente i due interpreti.
Il tutto è stato poi amalgamato con una leggera quantità di fumo, fondamentale per rendere visibili i fasci luminosi, abbassare il contrasto percepito dell’ambiente e dare maggiore profondità all’immagine.
Sul set, però, mancavano ancora alcune cose.
Tra queste delle tende da montare a circa sette metri di altezza.
Trovare una scala sufficientemente alta è diventata improvvisamente una delle missioni più complesse della produzione.
Abbiamo poi aggiunto alcune rifiniture alle finestre utilizzando del cartone bianco e completato gli ultimi dettagli della scenografia.
Risultato?
Nonostante fossimo arrivati molto prima, abbiamo effettivamente iniziato a girare intorno alle 20:30.
Alle 22:30 abbiamo finito.
Due ore di riprese dopo quasi un’intera giornata passata a costruire ciò che sarebbe entrato nell’inquadratura.
È una proporzione abbastanza normale nel cinema.
La Kasbah di Mazara del Vallo
Nei giorni successivi ci siamo dedicati alla parte narrativa con Al Kador.
Una delle location principali è stata la Kasbah di Mazara del Vallo, il quartiere storico della città.
Non era soltanto una scelta estetica.
Mazara è da decenni un luogo di incontro tra culture diverse e proprio qui è nato anche il progetto della The Vocal Academy, fondata da Silvia Mezzanotte e Riccardo Russo, dal quale si è sviluppata l’iniziativa che ha portato alla realizzazione di “Non vi deluderò”.
La storia del videoclip segue idealmente lo sguardo di Al Kador, trasformando la promessa contenuta nel titolo in qualcosa di concreto: il pensiero rivolto alla famiglia lontana, a chi è rimasto dall’altra parte del viaggio.
Per questo volevo che il video avesse una dimensione narrativa e non fosse semplicemente una successione di performance musicali.



Il flashback del rapimento
Un’altra sequenza importante era quella del flashback del rapimento.
Il giorno in cui dovevamo girare a Torretta Granitola, poco prima di andare verso il mare e prima che arrivasse il tramonto, ci siamo fermati in una zona di campagna per realizzare queste immagini.
In questo caso gran parte di quello che si vede nel videoclip è stato improvvisato direttamente sul posto.
Avevamo naturalmente chiara la funzione narrativa della scena, ma molti dettagli sono nati osservando quello che avevamo a disposizione in quel momento.
Tra questi c’è la soggettiva girata dall’interno del furgone.
L’idea era mostrare ciò che Al Kador avrebbe potuto intravedere mentre aveva il volto coperto da una camicia.
Quando la camicia era realmente sulla sua testa era ovviamente integra.

Per realizzare invece la soggettiva ho avvolto la stessa camicia intorno alla videocamera.
C’era però un piccolo problema: la camera non vedeva assolutamente nulla.
Così ho preso una forbice e ho praticato alcuni piccoli fori nel tessuto, sufficienti per permettere all’obiettivo di intravedere frammenti dell’esterno.
È una soluzione semplicissima, praticamente artigianale, ma proprio quell’immagine parziale e disturbata era ciò che cercavo per restituire la sensazione del personaggio.
Torretta Granitola, il mare e la corsa
Dopo le riprese del flashback ci siamo spostati verso Torretta Granitola, dove abbiamo realizzato le scene sulla spiaggia, nel campo e quelle in cui Al Kador entra in acqua.
La corsa ritorna diverse volte nel videoclip.
È movimento, fatica, desiderio di raggiungere qualcosa.
In un videoclip di pochi minuti non hai molto tempo per spiegare un personaggio. Devi trovare azioni e immagini che possano raccontare qualcosa senza bisogno di parole.
Ed era esattamente ciò che cercavo.
Una partita di calcio che non doveva sembrare una partita di calcio
L’ultimo giorno di riprese era dedicato a una delle scene per me più importanti: la partita a pallone.
Anche qui avevo un’idea molto precisa della location.
Non volevo assolutamente un campo da calcetto.
Non volevo reti perfette, erba sintetica o un ambiente sportivo organizzato.
Cercavo uno spazio molto grande, in terra battuta, completamente aperto e soprattutto con il sole visibile all’orizzonte.
Alla fine abbiamo trovato un parcheggio sterrato nella zona di Tonnarella, a Mazara del Vallo.
Era perfetto.
C’era però un altro problema.
Il giorno delle riprese avevamo coinvolto soltanto quattro ragazzi.
Per me erano troppo pochi.
Nella mia testa quella scena aveva bisogno almeno di una decina di persone per sembrare spontanea e credibile.
A circa trenta metri dal parcheggio c’era la spiaggia.
A quel punto ho deciso di provare direttamente lì.
Sono andato a fare un giro tra i ragazzi presenti sulla spiaggia, ho spiegato velocemente cosa stavamo girando e ho chiesto se qualcuno avesse voglia di partecipare.
Un po’ alla volta il gruppo ha iniziato a crescere.
Da quattro siamo arrivati a dodici partecipanti.
Ed era esattamente ciò che serviva.
Quella scena non doveva raccontare una competizione sportiva.
Volevo ricordasse quelle partite improvvisate che nascono tra adolescenti: ci si incontra, qualcuno ha un pallone e pochi minuti dopo si sta giocando.
Senza chiedersi troppo chi viene da dove.
Nel videoclip quella partita diventa così una piccola rappresentazione dell’integrazione, ma soprattutto della semplicità dei rapporti quando vengono liberati dalle sovrastrutture degli adulti.
Rimane soltanto il gioco.
E correre dietro a un gruppo di dodici adolescenti con una camera, tra l’altro, è un ottimo modo per ricordarsi che bisognerebbe fare più attività fisica.
In circa un’ora di riprese avevo comunque molto più materiale di quello che mi serviva.

Dal set alla post-produzione
Una volta terminate le riprese è iniziato il montaggio.
Paradossalmente è stata una delle fasi più veloci dell’intero progetto.
Avevo già costruito mentalmente buona parte della struttura durante la scrittura e durante le riprese, quindi ho iniziato dal playback.
In circa un’ora avevo completato tutti i tagli principali della performance di Silvia ed Ermes.
Da quella base ho iniziato poi a costruire sopra la parte narrativa, inserendo progressivamente Al Kador, il mare, la Kasbah, le corse e la partita.
Alla fine, in una giornata, il montaggio era sostanzialmente completo.
Il secondo giorno è stato invece dedicato alla color correction e al color grading, mentre Riccardo Russo lavorava alla sonorizzazione dell’introduzione del videoclip.

Non vi deluderò: trasformare una canzone in immagini
“Non vi deluderò” racconta ragazzi che hanno dovuto crescere troppo velocemente.
Il brano, scritto da Ermes Russo e Vittoria Blunda, nasce dall’incontro con giovani provenienti da altri Paesi e accolti a Mazara del Vallo. Nel brano compaiono anche le loro voci in lingua originale.
Il protagonista del videoclip, MD Al Kador Howladar, non è quindi soltanto un attore chiamato a interpretare una storia lontana dalla propria esperienza.
Ed è probabilmente questo l’elemento che ha dato maggiore forza alle immagini.
Come regista, il mio obiettivo era evitare di raccontare il tema dell’immigrazione attraverso immagini retoriche o didascaliche.
Volevo raccontare prima di tutto un ragazzo.
La nostalgia.
La paura di fallire.
Il desiderio di andare avanti.
La leggerezza di una partita con gli amici.
La corsa.
Il mare.
E quella promessa semplice e gigantesca che dà il titolo alla canzone:
Non vi deluderò.
È stato uno di quei progetti in cui, partendo da una canzone ascoltata quasi casualmente, nel giro di pochi giorni ti ritrovi a cercare una scala di sette metri, immergerti in apnea a due metri e mezzo di profondità, accendere cento candele, bucare una camicia per costruire una soggettiva, convincere dei ragazzi incontrati in spiaggia a giocare una partita e raccogliere pampas ai bordi della strada.
Ma probabilmente è anche questo il motivo per cui continuo ad amare questo lavoro.
Perché prima non c’è niente.
Poi ascolti una canzone.
E, lentamente, iniziano ad apparire delle immagini.
Il progetto nasce all’interno della realtà di The Vocal Academy, che attraverso la musica ha trasformato l’incontro con le storie dei ragazzi del progetto di accoglienza in una canzone e poi in un racconto per immagini.
Credits
Un videoclip è sempre il risultato del lavoro di tante persone. Dietro queste immagini c’è un team che ha trasformato un’idea scritta in pochi giorni in qualcosa di reale, spesso trovando soluzioni direttamente sul set.
Non vi deluderò – Silvia Mezzanotte feat. Ermes Russo
Production: The Vocal Academy Records
Story & Screenplay: Marco Billardello
Director: Marco Billardello
Executive Producer: Riccardo Russo
Line Producer: Giusi Alessi
Starring: Silvia Mezzanotte, Ermes Russo, MD Al Kador Howladar
1st Assistant Director: Vittoria Blunda
Makeup Artist: Anna Barbaresi
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